Attualità in Sessuologia. Osservatorio web sulla salute sessuale e il benessere di coppia.
AISPS Roma - Sessuologia e Psicologia
martedì 22 marzo 2011
mercoledì 24 febbraio 2010
EIACULAZIONE PRECOCE. DEFINIZIONE E TRATTAMENTO
L'eiaculazione precoce è una problematica che ha originato dibattiti riguardo ad una sua definizione scientificamente condivisa così come al suo trattamento. D'altronde il concetto di eiaculazione precoce come problema che limita l'espressione della sessualità maschile è relativamente recente e precedenti retaggi culturali consideravano la rapidità nel raggiungimento dell'orgasmo come indice di virilità e potenza sessuale. Un simile cambiamento è strettamente connesso all'affermarsi sociale del ruolo della donna come parte sessualmente attiva e ricettiva, dunque al crescere dell'attenzione verso il piacere e la soddisfazione femminile.
Successivamente alla sua classificazione come disturbo sessuale la precocità eiaculatoria è stata variamente definita sulla base di diversi parametri come la durata del rapporto, il numero di spinte coitali, il raggiungimento dell'orgasmo della partner, la percezione soggettiva di controllo dell'eiaculazione, la soddisfazione della coppia.
Per quanto ognuno di questi fattori assuma certo la sua importanza nella fenomenologia dell'eiaculazione precoce, riteniamo che la carente percezione di controllo sui tempi da parte dell'uomo e l’influenza sulla soddisfazione della coppia debbano avere un ruolo centrale nel descrivere l'eiaculazione precoce come fenomeno disfunzionale.
Recentemente è stata proposta una definizione diagnostica dell'eiaculazione precoce derivante da dati statistici ed epidemiologici nella quale la variabile temporale è tornata ad essere centrale. Sulla base di tale teoria rientrerebbero nella diagnosi di eiaculazione precoce soltanto i casi in cui la durata dei rapporti sessuali è inferiore a 60 secondi dal momento della penetrazione. In tutti gli altri casi la rapidità sarebbe da ritenere una normale caratteristica fisiologica che varierebbe da uomo a uomo su base genetica.
È evidente come tale definizione risulti distante dalla realtà dei moltissimi uomini e coppie che nello studio del sessuologo esprimono il disagio derivante da situazioni di precocità che rimarrebbero nella teoria escluse da un'attenzione clinica.
Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che l'utilizzo di simili parametri potrebbe essere strumentale a convalidare l'efficacia dei nuovi farmaci per l’eiaculazione precoce nei trial clinici in quanto consentirebbero il raggiungimento di una condizione di “teorica” normalità attraverso un prolungamento farmacologico del rapporto sessuale limitato a quei pochi secondi necessari a superare la durata prestabilita di un minuto.
La realtà è che la salute sessuale e la soddisfazione di coppia non si gioca davvero su una semplice questione di secondi così come non possono essere avanzati dubbi circa l'associazione tra eiaculazione precoce e fattori psicologici quali l'ansia da prestazione e le caratteristiche delle prime esperienze sessuali della persona.
Elemento ancor più importante è che l'evidenza clinica suggerisce come in ogni momento della propria vita sia possibile sviluppare una efficace competenza nel controllare e modulare i tempi dell'eiaculazione attraverso un lavoro terapeutico di tipo psicologico sessuologico. Quindi anche se fossero davvero coinvolti fattori genetici nella predisposizione individuale all'eiaculazione precoce, resterebbe in ogni caso la possibilità di modificare tale condizione attraverso un processo di apprendimento che coinvolga le componenti psicologiche, sensoriali e comportamentali del coinvolgimento sessuale.
La possibilità di tale intervento alla radice del problema rende controversa la diffusa scelta de trattamento farmacologico dell'eiaculazione precoce e degli spesso inefficaci tentativi di risoluzione chirurgica. Gli anestetici locali e i nuovi inibitori psicofarmacologici restano infatti delle soluzioni temporanee e palliative che rischiano di ostacolare la possibilità di un apprendimento attivo e risolutivo nella gestione della propria sessualità; considerato anche il possibile impatto degli effetti collaterali sul benessere psico-sessuale dell'uomo e della coppia il loro utilizzo dovrebbe essere circoscritto a quei casi in cui non vi è la concreta possibilità o motivazione del paziente verso un lavoro sessuologico e comunque dopo averlo adeguatamente informato della disponibilità ed efficacia di tale opzione terapeutica. La figura specialistica di riferimento per il trattamento psico-sessuologico dell'eiaculazione precoce è il sessuologo-psicoterapeuta o psicosessuologo.
martedì 2 febbraio 2010
SALUTE PSICOSOMATICA E SESSUALE
Il recente sviluppo della disciplina denominata "psicologia della salute" ha visto l'affermarsi di un ottica non più di esclusivo intervento sulla patologia e sul disagio ma di prioritaria promozione della salute e del benessere. Alla base della nascita di questa disciplina c'è una rinnovata visione della salute umana non più ridotta all'assenza di malattia ma, secondo la ormai storica definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale.
In quest'ottica il benessere o malessere dell'individuo risiede non solo nell'organismo biologico ma anche nella qualità delle sue relazioni con l'ambiente sociale e nella capacità di affrontare e risolvere i problemi in maniera soddisfacente e flessibile all'interno del proprio contesto.
Nel 1986 l'OMS definiva la "promozione della salute" come: "il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i bisogni, di cambiare l'ambiente circostante o di farvi fronte".
Il progressivo riconoscimento dell'influenza degli aspetti psicologici e comportamentali sulla salute e la malattia è andato di pari passo con i mutamenti nella visione del rapporto mente-corpo nelle scienze mediche e umane che ha visto il superamento della cartesiana concezione dualistica. La mente ed il corpo non sono più considerate due entità separate, ma dimensioni dinamiche e integrate della persona, entrambe coinvolte nelle variazioni di salute e malattia. Nel nuovo approccio l'attenzione non è più focalizzata sulla malattia ma orientata verso la salute positiva e il suo continuo miglioramento.
Nel più ampio panorama della promozione della salute si collocano i numerosi tentativi a livello mondiale di sviluppare strategie sanitarie per promuovere la salute sessuale. Tra i principali ambiti di intervento vi sono la costruzione di un clima più adatto alle discussioni sulla sessualità, la diffusione di una corretta informazione e l'educazione alla sessualità, la conduzione di strategie di prevenzione che comprendano interventi a livello territoriale, il facilitare l'accesso alla cura per problematiche sessuali, l'incremento della ricerca sulla sessualità umana e la valutazione di programmi costruiti per la promozione della salute sessuale.
Come afferma l'OMS la "sessualità" rappresenta un aspetto centrale dell'esistenza umana nell'arco della vita e racchiude il sesso, l'identità e i ruoli di genere, l'orientamento sessuale, l'erotismo, il piacere, l'intimità e la riproduzione. La sessualità è vissuta ed espressa nei pensieri, nelle fantasie, nei desideri, nelle credenze, nelle attitudini, nei valori, nei comportamenti, nelle pratiche, nei ruoli, nelle relazioni. Mentre la sessualità può includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite o espresse. La sessualità è influenzata dall'interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, etici, legali, storici, religiosi e spirituali.
Il termine "salute sessuale" sta quindi ad indicare non solo l'evitamento delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate, ma in generale il raggiungimento di un benessere fisico ed emotivo nell'ambito della sessualità. L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute sessuale come: "uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale legato alla sessualità; non riducibile all'assenza di malattia, disfunzione o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenza. Perché la salute sessuale venga raggiunta e mantenuta, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati, protetti e soddisfatti". (World Health Organization. Sexual Health: Working Definitions; 2003).
L'attività sessuale rappresenta un campo di indagine in cui è maggiormente evidente l'interdipendenza tra il corpo e la mente. Numerosi studi hanno dimostrato che un'attività sessuale regolare ha effetti positivi sulla salute fisica (ad esempio il potenziamento del sistema immunitario, la riduzione del rischio cardiovascolare) e mentale (benessere soggettivo, alleviamento degli stati di ansia ecc.). Potremmo dire che la salute sessuale descrive l'effetto che la salute può avere sulla sessualità e la sessualità sulla salute.
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martedì 26 gennaio 2010
ANSIA DA PRESTAZIONE E MODELLI SESSUALI
Nel secolo trascorso abbiamo assistito a un sempre maggiore affrancamento dalle precedenti restrizioni all'espressione e al comportamento sessuale. E' frequente oggi assistere a discussioni sulla sessualità in contesti dove in passato sarebbe stato impensabile anche soltanto pronunciare la parola "sesso"; di fronte a questo tema è inoltre comune dimostrare una mentalità aperta e un maturo interesse. Anche se grandi passi restano ancora da compiere sembrerebbe che la strada verso un'emancipazione della sessualità vanti nella società odierna significativi traguardi. Se tale sviluppo è tangibile nella nostra vita sociale, ne possiamo riscontrare il riflesso anche nella sfera intima?Probabilmente la risposta non è così scontata; già negli anni '60 Alexander Lowen parlava di una "sofisticazione sessuale" della società moderna specificandone la distinzione dalla più auspicabile "maturità sessuale". Lowen descrive l'individuo rispondente a tale modello come apparentemente libero da sensi di colpa e inibizioni, appassionato di letteratura erotica, informatissimo circa le diverse posizioni e tecniche amatorie, favorevole ad un atteggiamento obiettivo e scientifico verso la sessualità e così via. Un vero esempio di emancipazione sessuale dunque, eppure spesso tutto questo non si accompagna ad una piena soddisfazione nella sfera della sessualità, stiamo parlando di una frustrazione non derivante dalla mancanza di occasioni di esperienze sessuali, ma da un'incapacità di ottenere la felicità e l'appagamento che l'amore sessuale promette.
Rappresentano soltanto la punta dell'iceberg di tale fenomeno i numerosi casi di disagio sessuale di fronte ai quali si trovano quotidianamente medici e sessuologi, ma basta pensare anche alla copiosa diffusione di rubriche sessuologiche su riviste non specializzate o al successo di manualetti con titoli del tipo: "far bene l'amore" o "farla felice a letto". Potremmo supporre che l'individuo medio di oggi pur dimostrando, rispetto al passato, maggiore informazione e ampiezza di vedute in tema di sessualità, tradisca una certa confusione e incertezza per quanto riguarda la sua funzione sessuale e gli obiettivi dell'atto amoroso.
Il rapporto sessuale è spesso vissuto come una dimostrazione di quella "competenza" che determinati modelli culturali ci impongono e che dovrà essere confermata dalla soddisfazione del partner. Di qui l'inevitabile esito in ansietà legate alla paura dell'insuccesso, della disconferma, del fallimento; per quanto riguarda l'uomo queste si manifestano nella paura di incorrere in episodi disfunzionali quali l'eiaculazione precoce e la disfunzione erettile, nella donna nel timore di non raggiungere l'orgasmo o in ogni caso di non corrispondere a quel modello di sessualità idealizzata con i quali i media quotidianamente ci confrontano.
La paura del fallimento ha oggi prevaricato qualsiasi altro tipo di timore riguardante la sfera della sessualità, sono infatti in buona misura superate le paure che in passato derivavano dalla disinformazione e dalla colpevolizzazione del sesso; ma a ben vedere anche il timore di una prestazione fallimentare ha le sue origini in una concezione dell'atto sessuale distorta e basata su false credenze.
Dal timore del fallimento alle sintomatologie disfunzionali connesse all'ansia da prestazione come sappiamo il passo è breve; d'altronde la stessa parola "prestazione" richiama l'idea di una prova fornita, intesa a richiamare l'attenzione sulle particolari capacità di colui che si esibisce. La prestazione ha sempre carattere pubblico, nel senso che il modo in cui l'atto viene eseguito è soggetto all'osservazione e alle critiche di un'altra persona o di un pubblico; il concetto di prestazione, di esibizione distingue le azioni pubbliche da quelle private. L'atto sessuale da atto squisitamente privato diviene esibizione quando è finalizzato ad impressionare il partner più che ad esprimere un sentimento interiore. La soddisfazione del partner diviene più importante del proprio piacere con la conseguenza di un appagamento sessuale soltanto parziale.
Nelle terapie sessuologiche delle disfunzioni sessuali assume particolare importanza il fatto che il paziente non continui a preoccuparsi della prestazione: a questo fine si giunge a farlo focalizzare sulle proprie sensazioni erotiche orientandolo a concentrarsi sul proprio appagamento sessuale, dal momento che il piacere dipende in larga misura dalla capacità dell'individuo ad abbandonarsi alle proprie sensazioni erotiche.
E' bene ricordare che il desiderio di procurare piacere al partner e condividerlo con lui è non solo augurabile e salutare, ma anche un requisito importante per un rapporto sessuale soddisfacente. Tuttavia se esiste una volontà ossessiva di dare piacere, di prodursi in una prestazione, di non deludere, allora, come afferma la Kaplan (1974), potremmo trovarci di fronte a una grossa causa di emozioni distruttive. Le persone ansiose nei riguardi della sessualità restano spesso al di fuori di sé, mantengono uno stretto controllo delle proprie emozioni e osservano le proprie reazioni sessuali; questa tendenza a osservare con gli occhi di un giudice la propria maniera di fare l'amore è altamente dannosa per la sessualità. Questo fenomeno è stato definito da Masters e Johnson "spectatoring".
Se un individuo non compie l'atto sessuale come prestazione, come esibizione per sé o per il partner, non ha più senso nemmeno parlare di fallimento, in quanto si esce da una dimensione di valutazione e giudizio; non si è più osservatori del proprio corpo, e dunque esterni ad esso, ma vi è una partecipazione totale all'atto sessuale. Per un'attività sessuale soddisfacente l'individuo deve essere in grado di sospendere tutti i pensieri distraenti e perdersi nell'esperienza erotica; in questa accezione la vita sessuale della coppia è orientata al fine del piacere sessuale invece che alla prestazione e all'orgasmo, nessuno dei due chiede all'altro la sua aspettativa di prestazioni fisiologiche, né la esige da sé stesso.
Disfunzioni sessuali di origine psicogena connesse all'ansia da prestazione e a fenomeni di spectatoring possono essere efficacemente trattate mediante terapie sessuali brevi (centrate sulla soluzione del sintomo) o con psicoterapie a mediazione corporea. Una consulenza professionale sarebbe comunque auspicabile in tutti quei casi in cui la vita sessuale è vincolata e limitata dalla frenesia della prestazione e dal timore del fallimento con l'obiettivo di attivare un "pensiero" sulla sessualità che sia più funzionale alla reale soddisfazione dell'individuo e della coppia.
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